Scopri come ho rifatto il sito aziendale in pochi giorni con l’AI

Tutto è partito da una domanda semplice: e se lo rifacessi da zero?
Nei mesi scorsi è nata l’esigenza di aggiornare il sito di FlairBit per renderlo più adatto alla GEO, la Generative Engine Optimization.
All’inizio pensavo a un intervento mirato.
Poi ho iniziato a guardare il sito con maggiore attenzione e mi sono reso conto che il problema non era solo l’ottimizzazione per i motori generativi.
Anche i contenuti andavano aggiornati.
Il sito non raccontava più davvero l’azienda di oggi, alcuni messaggi erano diventati poco attuali e la struttura iniziava a mostrare i segni del tempo.
A quel punto mi sono fatto una serie di domande.
Che cosa faccio?
Imparo a usare WordPress, che non conosco?
Quanto tempo mi servirà per capire come funziona, modificare il tema, gestire i plugin e intervenire sulla struttura?
E soprattutto: ha senso investire tutto quel tempo, considerando che volevo ottenere un risultato in pochi giorni?
La verità è che non avevo molto tempo a disposizione.
E non volevo che il progetto diventasse una di quelle attività che iniziano con una piccola modifica e rimangono aperte per mesi.
Così ho preso il coraggio a due mani e mi sono posto una sfida:
riesco a rifare completamente il sito da zero, in pochi giorni, usando i miei “amici generativi”?
Non partivo da zero dal punto di vista tecnico.
Sviluppo software, cloud, architetture e integrazioni sono il mio lavoro.
Ma avevo lacune evidenti in altre aree: copywriting, progettazione grafica, organizzazione dei contenuti e impostazione complessiva di un sito aziendale.
Ed è proprio da qui che è iniziato l’esperimento.
Io avrei portato competenza tecnica, conoscenza dell’azienda e capacità critica.
Analizzare il vecchio sito con ChatGPT
Il primo passaggio è stato utilizzare ChatGPT per analizzare il sito esistente.
Ho fornito il contesto dell’azienda, i servizi offerti, le pagine presenti e il modo in cui FlairBit era descritta.
Da questa base ho iniziato un lavoro di analisi e brainstorming.
ChatGPT mi ha aiutato a:
- ricostruire l’elenco delle pagine;
- individuare contenuti obsoleti;
- evidenziare informazioni mancanti;
- riconoscere sovrapposizioni e ridondanze;
- confrontare strutture alternative;
- ridefinire il messaggio aziendale;
- descrivere meglio FlairBit per ciò che è oggi.
L’AI mi ha aiutato ad organizzare i miei pensieri e le informazioni che volevo trasmettere, metterle in discussione e trasformarle in una struttura più chiara.
Ripensare il messaggio: dalla tecnologia al valore
Uno dei passaggi più importanti è stato cambiare il punto di vista con cui descrivevamo i nostri servizi.
Chi lavora ogni giorno nella tecnologia tende spesso a raccontare il proprio lavoro attraverso framework, architetture, API, cloud, microservizi e strumenti.
I clienti, però, non acquistano tecnologie.
Acquistano risultati.
Vogliono sistemi più affidabili, processi più efficienti, applicazioni che evolvano nel tempo, infrastrutture scalabili e integrazioni che semplifichino il lavoro.
L’AI mi ha aiutato a passare da domande come:
“Quali tecnologie utilizziamo?”
a domande più utili:
“Quale problema risolviamo?”
“Per chi lo risolviamo?”
“Quale risultato generiamo?”
“Perché il nostro approccio è diverso?”
Dai contenuti ai mockup con Claude
Una volta definita la struttura, sono passato alla progettazione visuale.
Con Claude ho preparato i mockup delle diverse pagine.
L’AI mi ha permesso di generare rapidamente alternative e iterare su:
- layout;
- spaziature;
- gerarchia visiva;
- sezioni;
- call to action;
- equilibrio tra testo e immagini;
- struttura delle pagine dedicate ai servizi;
- resa desktop e mobile.
Anche in questo caso, non ho accettato la prima proposta.
Il lavoro è stato fatto per tentativi, correzioni e revisioni successive.
La differenza è che potevo esplorare molte più soluzioni in meno tempo.
Dalla progettazione al codice con Claude Code
Dopo aver definito i mockup, sono passato allo sviluppo con Claude Code.
ho scelto una tecnologia che fosse ideale per lavorare in vibe coding pertanto abbiamo generato il sito in React. Mancava una parte di backend per il blog e per la gestione dei form di richieste di informazioni
Per implementarle ho scelto di integrare Sanity per la parte di blog e Resend per la parte di invio mail dai form del sito.
Inoltre i form vanno protetti con un Captcha e per quello ho scelto Cloudflare.
Regole chiare e componenti riutilizzabili
Durante lo sviluppo non ho chiesto a Claude di creare ogni pagina in modo isolato.
Prima di iniziare, ho definito una serie di regole architetturali chiare.
Una delle più importanti era lavorare attraverso componenti riutilizzabili.
Claude doveva:
- usare i componenti esistenti ogni volta che fosse possibile;
- evitare duplicazioni di codice;
- separare contenuti, layout e logica;
- mantenere convenzioni uniformi;
- creare nuovi componenti solo quando realmente necessari;
- riutilizzare pattern comuni per titoli, sezioni, call to action e blocchi visuali.
Questo approccio ha migliorato la qualità del codice, ma ha prodotto anche un altro vantaggio molto concreto: mi ha permesso di gestire meglio il contesto dell’AI.
Le conversazioni molto lunghe diventano progressivamente meno efficienti.
Il contesto cresce, aumenta il consumo di token e diventa più facile perdere decisioni prese nelle fasi precedenti.
Avendo definito regole chiare e componenti riutilizzabili, potevo chiudere una conversazione, aprirne una nuova e ripartire con un contesto pulito.
Non era necessario trasferire ogni volta l’intera storia del progetto.
Bastava fornire:
- le regole architetturali;
- l’elenco dei componenti disponibili;
- la struttura generale;
- l’obiettivo della pagina;
- i vincoli da rispettare.
Questo mi ha permesso di:
- ridurre il consumo di token;
- ottenere risposte più focalizzate;
- evitare thread eccessivamente lunghi;
- mantenere coerenza tra le pagine;
- semplificare la revisione del codice;
- migliorare la qualità complessiva del risultato.
Non ho quindi usato Claude come un assistente a cui chiedere genericamente di “fare il sito”.
L’ho inserito all’interno di un metodo di sviluppo.
Prima le regole, poi i componenti, infine le singole pagine.
Migrare tutti i vecchi articoli senza copiarli a mano
Una volta completata la nuova struttura, e integrato Sanity, restava un problema importante: trasferire tutti i blog post dal vecchio sito WordPress.
Ricopiare manualmente ogni articolo non era una soluzione realistica.
Non si trattava soltanto di spostare titoli e testi.
Era necessario preservare:
- date di pubblicazione;
- slug;
- categorie;
- metadati;
- contenuti formattati;
- immagini;
- collegamenti tra articoli e risorse multimediali.
Ho quindi eseguito un export dei contenuti da WordPress.
Successivamente ho fornito a Claude la struttura del file esportato e lo schema dei contenuti definito in Sanity, chiedendogli di creare uno script di migrazione.
Lo script doveva:
- leggere i post esportati;
- trasformarli nel formato richiesto da Sanity;
- creare i nuovi documenti;
- mantenere slug e date;
- scaricare le immagini dal vecchio sito;
- caricarle tra gli asset di Sanity;
- collegare le immagini agli articoli corretti;
- gestire errori e contenuti incompleti.
La migrazione delle immagini era la parte più delicata.
Importare soltanto il testo avrebbe lasciato i nuovi articoli dipendenti dagli URL del vecchio sito.
Lo script ha invece trasferito anche le risorse multimediali, rendendo ogni contenuto autonomo all’interno del nuovo CMS.
Prima di eseguire la migrazione completa, ho testato lo script su un numero limitato di articoli, verificato le corrispondenze tra i campi e corretto i casi problematici.
Copy in italiano e inglese
Un’altra area in cui l’AI ha colmato un mio limite concreto è stata la scrittura.
Con Claude ho lavorato sui testi sia in italiano sia in inglese.
Non si è trattato di una semplice traduzione.
Un buon testo in italiano non sempre funziona nello stesso modo in inglese.
Cambiano tono, ritmo, sintesi ed espressioni.
L’AI mi ha aiutato a:
- creare prime versioni dei contenuti;
- semplificare passaggi troppo tecnici;
- eliminare ripetizioni;
- rendere il messaggio più diretto;
- mantenere coerenza tra le pagine;
- adattare i testi alle due lingue;
- confrontare alternative differenti.
Anche qui la revisione umana è rimasta fondamentale.
L’AI può produrre buoni testi, ma non conosce davvero l’identità di un’azienda finché non viene guidata, corretta e messa alla prova.
Ottimizzazione GEO
Il nuovo sito è stato progettato anche tenendo conto della GEO, la Generative Engine Optimization.
Sempre più persone cercano informazioni non solo attraverso i motori di ricerca tradizionali, ma anche tramite strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
Questo cambia il modo in cui i contenuti devono essere strutturati.
Non basta inserire parole chiave.
Servono pagine chiare, specifiche e facilmente interpretabili.
Con Claude ho lavorato su:
- chiarezza dei titoli;
- struttura delle informazioni;
- descrizioni più precise dei servizi;
- coerenza semantica;
- contenuti più espliciti;
- risposte alle domande che un potenziale cliente potrebbe porre;
- testi comprensibili sia alle persone sia ai sistemi generativi.
La GEO è ancora un ambito in evoluzione, ma il principio di fondo è semplice: contenuti utili, ben organizzati e specifici hanno maggiori possibilità di essere compresi e utilizzati correttamente.
Build automatiche integrate nel nostro processo aziendale
Terminato lo sviluppo, restava da integrare il sito nel processo di build e pubblicazione.
In FlairBit utilizziamo già un metodo consolidato per eseguire automaticamente le build dei software che sviluppiamo.
Invece di creare un flusso separato per il sito, lo abbiamo creato una nuova pipeline integrata nello stesso processo.
A ogni aggiornamento del codice, il processo automatico si occupa di:
- installare le dipendenze;
- eseguire la build;
- verificare che il processo termini correttamente;
- generare gli artefatti necessari;
- preparare la nuova versione per il deploy.
Questo significa trattare il sito come qualsiasi altro prodotto software.
Nessun caricamento manuale via FTP.
Nessuna procedura diversa da ricordare.
Nessun passaggio eseguito ogni volta in modo differente.
La build è standardizzata, automatica e ripetibile.
Il deploy sulla nostra infrastruttura cloud
Anche il deploy è stato integrato nella nostra infrastruttura.
Una volta completata la build, il sito viene pubblicato sui sistemi cloud che FlairBit utilizza già per i propri servizi.
Questa scelta ha diversi vantaggi:
- controllo diretto;
- coerenza con gli altri progetti;
- aggiornamenti più rapidi;
- maggiore semplicità operativa;
- nessuna dipendenza da un hosting esterno;
- risparmio del relativo costo.
Il risparmio economico non è stato l’unico motivo della scelta, ma è una conseguenza molto concreta.
Se il cloud è parte del nostro lavoro quotidiano, aveva poco senso pagare un servizio esterno per ospitare un sito che potevamo gestire direttamente.
Anche il modo in cui il sito viene costruito, pubblicato e mantenuto riflette quindi l’approccio di FlairBit al software: automazione, controllo, processi ripetibili e infrastruttura cloud.
Conclusione
Il nuovo sito di FlairBit è online su www.flairbit.com.
La lezione più importante di questo progetto non è che oggi chiunque possa fare qualsiasi cosa grazie all’intelligenza artificiale.
È una conclusione troppo semplice.
La mia esperienza è diversa.
L’AI permette a un professionista di estendere il proprio raggio d’azione, soprattutto quando parte da una base solida.
Nel mio caso, la competenza tecnica mi ha permesso di guidare il progetto, definire l’architettura, valutare le soluzioni e arrivare fino alla pubblicazione.
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